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Il ricordo di Giorgio Giannelli

Massa si accinge a ricordare i fratelli Mario e Catina Dazzini nel 33° anniversario della morte di Mario.

Entrambi conosciuti a livello mondiale, in quanto fondatori di scuole e istituti esperantisti. Due sognatori, nonostante l'impero linguistico sia portoghese e inglese. Li ho conosciuti quando erano in piena generosa e proficua attività.

Mario, nato a Pietrasanta nel 1910, era laureato in giurisprudenza e insegnò materie letterarie nell'istituto professionale per l'industria di Massa di cui era uno dei fondatori. Oltre che conoscere greco e latino, parlava inglese, francese e tedesco.

Sua sorella dal 1952 in poi fu docente presso il liceo classico Pellegrino Rossi. Erano sfollati con me nel 1944 a Volegno, sotto la Pania, per trovare un vano rifugio dalla feroce occupazione tedesca. Il mio comandante partigiano mi aveva incaricato di fare l'osservatore di un eventuale arrivo delle S.S. Germaniche sia in paese che a Mosceta dove si erano accampati. Mi dette il suo cannocchiale della marina militare, che conservo ancora religiosamente nel mio studio, e ci davamo il cambio alla funicolare, subito dopo le prime case di Volegno, prima di arrivare alla fonte Muglione.

Stavamo tutto il giorno e parte della notte a scrutare il passaggio di camionette e carri armati nemici che fossero saliti lungo la strada che porta dal Pontestazzemese al Cardoso. Mentre mi trovavo a fare la sentinella, capitò Mario Dazzini. Mi chiese se volevo fare il cambio con lui. Si presentò, aveva 16 anni più di me. Parlammo a lungo, mi apparve un uomo còlto e informato. Mi sembrò di idee socialiste.  Lo presentai al mio comandante e da quel giorno, a guardia dei tedeschi fummo in tre. Quando ci fosse stato qualche sospetto, saremmo andati al campanile della chiesa a battere un colpo di campana in modo che i partigiani si preparassero a intervenire o a mettersi al sicuro. Una volta sola lo dovemmo fare, quando le S.S. il 30 di luglio vennero a ordinare entro due ore lo sfollamento di tutta la popolazione, sfollati compresi. Ognuno se ne andò per conto suo o incolonnati, con l'obbligo di recarci a piedi in provincia di Parma facendo tutta la Cisa, con gli aerei americani sulla testa e i tedeschi a derubarci del poco cibo che riuscimmo a portarci dietro.

Rividi Mario nel 1945 quando, al Forte dei Marmi, mettemmo su una pista da ballo laddove, durante il fascismo c'era una pista da pattinaggio all'aperto. Scoprii che, oltre che essere il direttore d'orchestra, lui era anche un grande pianista di musica moderna. Tornato a vivere a Volegno, arrivava tutti i giorni in bicicletta per darci un po' di allegria. Vennero i soldati di colore a infastidirci perché volevano ballare con le nostre ragazze. Ci fu una zuffa e ci scappò il morto. Morì un militare negro armato di coltello, ma il maestro direttore d'orchestra non smise di suonare. Una scena da naufragio del Titanic.

Lo rividi nel 1946 quando mi venne a cercare perché entrassi nel comitato da lui fondato a Massa per la ricostruzione della Zona Industriale. Aveva già cominciato a recuperare buona parte dei macchinari rubati dalle truppe di occupazione naziste e a proteggere i ruderi delle fabbriche. Aderii immediatamente anche perché alla Zona ci avevano lavorato molti operai e tecnici versiliesi. Mario aveva bisogno di politici. A Massa aveva già l'appoggio totale del prefetto Pietro Del Giudice, nominato dal comando alleato, già ex frate domenicano, ed ex comandante partigiano di tutta la montagna apuana. Conoscevo Del Giudice, parlai con lui e concertammo con chi potevamo contattare a Roma. Eravamo entrambi molto amici di Matteo Matteotti [figlio di Giacomo Matteotti] e così riuscimmo a portare il ministro dell'Industria, il socialista Rodolfo Morandi, a Massa. L'arrivo di Morandi va raccontato.

Dormì la notte del sabato all'albergo Belvedere al Forte e la mattina raggiungemmo Del Giudice al Palazzo Ducale dove ci attendevano i membri del comitato Dazzini. Il ministro capì quello che spiegavano Mario e Pietro. Quando fu il momento, mi misero sul terrazzo che dà sulla piazza, davanti a un microfono per annunciare che "fra pochi minuti il ministro dell'industria avrebbe parlato alla popolazione sulla ricostruzione della zona industriale". I cinque minuti, nonostante i miei continui appelli, durarono un'ora, finché Mario si impazientì e portò l'importantissimo personaggio al microfono.

In piazza ci saranno state poco più di cinquanta persone. Il comitato non si scoraggiò, il ministro tornò a Roma, Dazzini continuò il ripristino delle strutture amministrative e nel 1947 fu emanata la prima Legge che dava vita al Consorzio delle attività industriali. Senza questo provvedimento la Zona Industriale Apuana sarebbe stata destinata al totale smantellamento. Grazie alla intelligenza e operosa azione del presidente del Consorzio, l'economia locale ha vissuto una formidabile crescita e molte famiglie hanno potuto contare su una occupazione stabile.

Collocato a riposo nel 1975, lui e sua sorella Catina coronarono un altro sogno culturale e sociale, quello di costituire a Massa il Gruppo internazionale Amici dell'Esperanto, cui aderirono 44 deputati appartenenti a tutti i gruppi politici rappresentati in parlamento. Subito dopo i fratelli Dazzini fondarono la Scuola di rappresentazioni teatrali di commedie in dialetto e, nel 1956, portarono in città il 27° Congresso nazionale degli esperantisti.

L'ultima volta che ci siamo visti è stato il 20 settembre 1982, anniversario della presa di Porta Pia, all'incontro tenutosi al Forte dei Marmi, per il "53° Kongreso de Esperanto de la Itala Federacio". Ci abbracciammo senza sapere che non ci saremmo rivisti mai più.

E' morto tre anni dopo.

Giorgio Giannelli (Articolo consegnato brevi manu all'amico Raffaello Dazzini il 28 Maggio 2018).

n.d.r.:  Giorgio Giannelli è nato a Forte dei Marmi il 3 Dicembre 1926 ed è uno scrittore, giornalista e politico.

 

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